IN RICORDO DI EUGENIO DE CRESCENZO

eugenioDa alcuni mesi, il mondo intero è impegnato nella conta delle vittime della pandemia COVID-19. Prima in Cina, poi in Asia, poi in Italia. Subito dopo in tutta Europa e adesso anche nelle Americhe. La contabilità della morte ha appena superato quota 10.000 in Italia. Nonostante una grande partecipazione emotiva e l’esperienza collettiva dell’isolamento, solo ieri, con la morte di un caro amico, siamo stati raggiunti da vicino dal male scatenato in tutto il mondo dal virus. Dopo aver tentato di resistere in ospedale per alcuni giorni, ieri ci ha lasciato Eugenio De Crescenzo. Per molti di voi sarà una delle tante altre vittime anonime. Per noi è stata la prima vittima con un volto che ci costringe a immaginare la sofferenza dei tantissimi che hanno gia perso un collega, un amico, un genitore, un nonno. Vi raccontiamo di lui, non solo per onorare la sua memoria, ma anche per contribuire a uno sforzo collettivo necessario se vogliamo evitare di assuefarci al bilancio della morte aggiornato ritualmente ogni giorno alle 1730.

Abbiamo conosciuto Eugenio De Crescenzo quindici anni fa. Era uno dei dirigenti del movimento cooperativo italiano. Nato a Roma nel 1950, 70 anni, in passato presidente nazionale di Coopform, attualmente era Vice Presidente dell’Associazione Generale Cooperative Italiane Lazio e Presidente AGCI Lazio Solidarietà. Non un burocrate di apparato ma un vero leader carismatico, devoto alla causa della cooperazione e tormentato dai problemi sociali che le sue cooperative erano in grado di lenire. Eugenio si occupava di persone e dei loro bisogni. Negli ultimi anni ci siamo frequentati per il nostro comune interesse per le periferie romane. Insieme a Pino Galeota, suo fraterno amico, era impegnato nel progetto di riqualificazione di Corviale. Ridurre le disuguaglianze, mitigare le sofferenze e i disagi di chi vive in periferia erano le sue preoccupazioni principali. Non in maniera retorica, l’agire per cambiare le cose era una responsabilità che sentiva sua.

In questi anni da lui abbiamo imparato molto sui limiti e sulla forza dell’impresa cooperativa e sulla natura dell’associazionismo cooperativo. Era un divulgatore dell’ideale dell’impresa cooperativa ma non nascondeva ai suoi interlocutori le mille difficoltà che affrontava ogni giorno sul campo. Non a caso aveva promosso senza riserve il processo di integrazione delle tre centrali nell’Alleanza delle Cooperative Italiane. Lo ricorderemo per quello che era: schietto e pragmatico ma soprattutto sempre sorridente. Era questo il metodo di lavoro con cui negli anni si è seduto ai tanti tavoli negoziali con gli enti locali e le altre parti sociali. Oltre ai suoi cari, sentiranno la sua mancanza anche i lavoratori e gli utenti delle sue cooperative, soprattutto quelli più svantaggiati ai quali ha dedicato la sua vita.

Andrea Bernardi, Salvatore Monni

I commenti sono chiusi.